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Castello di Caldarola

castello_pallotta_caldarolaIl castello di Caldarola sorge a ridosso del colle Colcù che domina il Apese, fra le alte valli del Chienti e del Potenza. La sua possente mole, che si staglia contro il cielo, tutto ammantato di edera, emerge dagli edifici cresciuti, ai suoi piedi, sotto la protezione, in questa terra teatro, fin dai tempi remoti, della lotta tra paapto e impero.  

 

Le prime notizie risalgono al ‘975, quando Caldarola era proprietà del monastero Casauriense in Insula Piscaria. Nel 1077, le terre soggetto all’impero, di proprietà della Contessa Matilde di Canossa, furono donate alla romana sede fra cui le marche di fermo, ancona, Caldarola. Questo atto fu l’origine delle disgrazie di Caldarola che divenne territorio di conquista per entrambe le fazioni fino al 1450 quando entra in possesso di Jacopo Pallotta, ingegnere militare, che nel 1460 restaura il castello e potenzia le fortificazioni per adattarle all’uso delle armi da fuoco. Lo vediamo in tutta la sua possenza in uno degli affreschi dipinti dai fratelli De Magistris, in occasione della visita, nel 1587 del papa marchigiano Felice Peretti (Sisto V). Per trasformare il castello in residenza estiva, il Cardinale, copre le antiche difese sul colle  di terra, facendovi sorgere un bosco che oggi è un interessante percorso botanico-naturalistico. Il castello di Caldarola ancora oggi appartiene alla famiglia Pallotta e col passare degli anni vari membri della famiglia sono intervenuti con continui restauri che denunciano in modo chiaro gli interventi di varie epoche. All’interno si possono ammirare le sale che conservano affreschi e arredi d’epoca. Fra queste vanno ricordate: la sala della biblioteca, la sala degli stemmi, il salone delle conferenze, la camera da letto e il salotto settecentesco. Inoltre vi sono alcune collezioni degne di nota: la sala d’armi affrescata e completa di albarde, lance, armature dei secoli passati, la collezione di carrozze ed elementi della selleria. Vi sono inoltre dipinti molto importanti come “La Deposizione” di Lorenzo d’Alessandro (1485) e gli affreschi realizzati da Simone De Magistris in occasione della visita del papa (1598).

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